Sebastiano Urso, per tutti “Nuccio”, non ha un curriculum sorprendente.
E’ una persona comunissima, dedita ad una normale vita di impiegato, figlio, fratello, marito, padre, cognato, zio, suocero e consuocero. Predilige il ruolo di nonno, per l’immensa gioia affettiva trasmessa dalle due splendide nipotine.
Nato a Siracusa, anzi sull’isolotto di Ortigia, nel lontano 1954, è cresciuto sulle rive dello Stretto di Messina. Come numerosi conterranei è emigrato al nord, per frequentare gli studi di Ingegneria presso l’Università di Pisa.
Dal 1979 risiede e lavora a Torino, alle dipendenze di Trenitalia, con mansioni informatiche e contabili. Ha svolto attività in un Centro Elaborazione Dati percorrendo tutte le tappe evolutive dei calcolatori e dei supporti di archiviazione dati: schede perforate, nastri magnetici, dischi a “padellone”, video a fosfori verdi e, finalmente, i primi PC. Un vero pioniere dell’informatica!
E’ innamorato del mare e della vela, che pratica con costanza insieme con un manipolo di amici marinai, appassionati di strambate e virate.

Ha l’hobby inusuale della matematica e una passione per la scrittura, a lungo covata.
“Il faro che sapeva di mare” è l’opera di esordio, custodita nella memoria e abbozzata in pochi appunti, dimenticati in un cassetto per lunghi decenni.
Adesso vede la luce, con l’aspettativa di rinverdire i ricordi di “come eravamo”, nei quali ogni lettore attempato si potrà riconoscere. Ma anche con la segreta e audace speranza che lo leggano i più giovani, affinché si tramandi quel patrimonio culturale di informazioni e sensazioni a rischio di smarrimento.