E venne la guerra con i suoi pericoli, la fame, la morte!
Furono anni tremendi vissuti sotto l’insidia delle bombe, con il cuore in gola ogni volta che suonava la sirena dell’allarme aereo.
Si stava sempre pronti alla fuga verso i ricoveri, sorta di rifugi nei quali le famiglie si ammassavano, per cercare scampo ai bombardamenti dell’aviazione nemica.
Urla e pianti di bambini, corpi maleodoranti di sudore, fiati ansimanti caratterizzavano quella povera umanità costretta in pochi metri quadrati, speranzosa di farla franca ancora una volta, quando la folata di bombardieri avrebbe esaurito la sua incursione giornaliera.
Avveniva talvolta che il rifugio non fosse così solido e che le bombe assassine lo sventrassero, insieme con il suo carico umano. Una croce, frettolosamente verniciata da una mano pietosa, avrebbe indicato a tutti l’orrore dell’accadimento.
Graziella era talmente traumatizzata dagli avvenimenti che decise che non valeva più la pena di tentare di salvarsi la vita nei ricoveri. Aveva le stesse probabilità di salvarsi stando nella sua casa.
Così, mentre tutti fuggivano all’impazzata, lei prese l’abitudine di rannicchiarsi sotto il letto trovando un improbabile rifugio sotto le tavole e i materassi di crine.
L’arma che aveva in mano era più forte di qualsiasi bomba.
Stringeva il rosario e pregava sommessamente, fino a che non si sentiva il suono della sirena del cessato allarme.
Un giorno, inaspettatamente, trovò la sua nicchia occupata da Clelia, una ragazzina che viveva nello stesso pianerottolo, decisa a condividere con lei la sicurezza di quell’improbabile riparo antiaereo.
La ospitò volentieri sotto quella rete, ottenendo in cambio che le raccontasse quello che imparava a scuola. Clelia, a differenza di Graziella, aveva avuto la fortuna di appartenere ad una famiglia che poteva mantenerla agli studi.
Le due signorinelle, quasi non vedevano l’ora che suonasse l’allarme antiaereo per potersi rannicchiare sotto il letto. Non perdevano tempo a compiangersi oppure a piangere.
Clelia raccontava le vicende dell’Iliade e dell’Odissea e l’altra stava ad ascoltare incantata. Riepilogava qualche pagina di storia dei Greci o dei Romani, descriveva i luoghi lontani che aveva conosciuto sull’atlante geografico e le spiegava persino qualche semplice rudimento di latino.
Graziella ricambiava, muovendosi sul terreno che le era più congeniale e che allo stesso tempo difettava in Clelia, a causa dell’educazione laica che aveva ricevuto. Era il terreno fertile degli insegnamenti religiosi. Le raccontava gli episodi del Vangelo e i fondamenti del catechismo, con dovizia di particolari, ispirata dalla forte fede che l’animava.
Terminavano la reciproca attività didattica non appena cessava il rombo degli aerei e taceva lo scoppio delle bombe, che per quel giorno le avevano graziate.
Tra loro era nata un’amicizia che sarebbe durata per decenni.
Al riparo del loro improvvisato nascondiglio trascorsero molti mesi, rinnovando giornalmente l’appuntamento ad orari prestabiliti, in funzione della cronometrica precisione delle incursioni aeree. Vinsero le paure e il disagio, forti della solidità della loro amicizia e della fede; ma tutto questo non bastò a fermare i tragici avvenimenti della guerra!
Osservarono che gli allarmi antiaerei si intensificavano e il rumore delle esplosioni si approssimava sempre di più al centro cittadino. Gli Angloamericani avevano sferrato un’offensiva contro la città, dopo aver bombardato le principali vie di comunicazione, costringendo quasi tutti gli abitanti di Siracusa a sfollare verso le campagne circostanti, alla ricerca di rifugi più sicuri.
La famiglia di Graziella si recò verso la “Contrada Isola”, una lingua di terra vicina agli allevamenti di cozze. La scelta del posto fu la peggiore che si potesse fare!
Un giorno d’estate del 1943 decine di aerei sorvolarono il territorio senza bombardare. In alternativa, lanciarono centinaia di paracadutisti.
Per qualche minuto il cielo fu pieno di quelle strane creature volanti che lentamente raggiungevano il suolo.
Graziella si trovava in giro per le campagne, con Clelia e sua cugina Iolanda, una ragazzina di dieci anni.
Tutto avvenne in un istante!
A pochi metri da loro cadde pesantemente al suolo, ruzzolando e sollevando un gran polverone, uno di quegli strani oggetti volanti.
Subito si rialzò, si liberò delle stringhe che gli impedivano il movimento, abbandonando l’enorme paracadute bianco afflosciato sulle sterpaglie.
L’uomo, dal viso nero come il carbone, con gli occhi di fuoco che gli roteavano nelle orbite, imbracciò il fucile contro le tre poverette atterrite, minacciandole in una lingua assolutamente sconosciuta.
“Stop there! I don’t wanna hurt you! Don’t worry!”.
Le ragazze rimasero impalate. Paralizzate dalla paura.
Iolanda era la più piccola, e più di tutte, subì il trauma dell’accadimento. Per molti mesi non avrebbe più proferito parola alcuna!
Il militare, incurante del danno arrecato, le ignorò e sparì agilmente fra le sterpaglie. Degli altri paracadutisti, che riempivano l’orizzonte aereo fino a pochi istanti prima, non vi era più nessuna traccia… né in cielo, né in terra!
Non appena Graziella si riprese dal terribile spavento, dimostrò una grande scaltrezza e lungimiranza appropriandosi dell’ampio paracadute che il soldato nero aveva abbandonato, insieme a preziose stringhe e legacci, prima di sparire lungo il sentiero polveroso. L’enorme lenzuolo, che dolcemente aveva sfidato le correnti d’aria per condurlo a terra, insieme con il terrificante armamentario, agli occhi della fanciulla acquisiva una funzione utilissima.
Incurante del pericolo, e non ancora consapevole della gravità del trauma che aveva ammutolito Iolanda, si fece aiutare da Clelia a raccogliere il paracadute fino a farne una palla di stoffa, stretta con il cordame.
Con calma avrebbe tratto da quella tela bianca informe, robusta e preziosamente setificata, camicette e altri indumenti per arricchire il corredo della sorella maggiore Iuccia, che sarebbe stata la prima a convolare a nozze.
Il tragico avvenimento dei paracadutisti avrebbe segnato la fine della guerra, di tutta la distruzione e delle morti che aveva arrecato.
Papà Iano e la sua famiglia poterono presto tornare a Siracusa e riprendere possesso della loro casa, miracolosamente risparmiata dalle bombe.
La guerra finì, ma vennero ancora i tempi durissimi della fame e fu necessario che tutti si rimboccassero le maniche per cavare qualche centesimo da qualsiasi attività sapessero portare a termine.
Le più grandicelle passavano ore ed ore sul telaio intente a ricamare con certosina precisione tomboli e tele che avrebbero costituito parti indispensabili del corredo di ogni ragazza da maritare.
Graziella cuciva e confezionava abiti per le sorelle e per i parenti, che si sdebitavano come potevano. Spesso soltanto con tanti complimenti e poca sostanza!
Per far meglio fruttare il suo talento aveva avviato una scuola di taglio geometrico di stoffe, alla quale si erano iscritte alcune ragazze del borgo e Iolanda che, fortunatamente, dopo qualche mese dallo spaventoso incontro con il paracadutista nero, aveva ripreso a parlare.
Il suo recupero oratorio era stato aiutato dal miracoloso intervento della solita Donna Ciuzza che aveva recitato qualche preghiera contro il malocchio!
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Un pensiero riguardo “Sotto le bombe”